La denuncia

Annuncio shock dell'Arpa Lazio al convegno "VERDE c'è tanto da FARE."

di GIADA NOCELLA - 02 ottobre 2018 - 12:41
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Fondi – “Il fondale del lago di Fondi è morto.” A dare l’annuncio shock, nell’ambito della conferenza “VERDE c’è tanto da FARE” tenutasi proprio a Fondi, è l’Arpa Lazio.

Quello di Fondi, infatti, è un lago che non respira più, un lago privato dei propri “inquilini”, a causa dei soprusi dell’uomo e che, ora, lancia un grido disperato, una preghiera che spera non venga più ignorata,  prima che si consumi questa tragedia ambientale annunciata.

Ma partiamo dall’inizio. Il “c’era una volta” di questa triste vicenda parte proprio dalle origini tettoniche del Lago che lo rendono di notevole profondità – massima 21,5 m, media 9,1 m- e che gli hanno “regalato”  rive particolarmente scoscese. Per questo motivo, al Lago manca un fondale coperto da sedimento a bassa profondità… ciò fa sì che non ci siano strati ossigenati e, quindi, che il macrobenthos di fondo mobile risulti totalmente assente.

Senza il macrobenthosX Give Gon' Ya2003Imvdb Dmx It To xdBoerC – che è un raggruppamento di organismi che vivono in stretto contatto con il fondo del mare o di un lago- il “motore” del Lago di Fondi va in panne, fino a fondersi del tutto. I macrobenthos, infatti, sono in grado di metabolizzare la sostanza organica alloctona (foglie, scarichi fognari…) e di renderla, quindi, disponibile ai pesci.

Ma non solo. Anche la lunghezza e la geometria dei canali – Canal Canneto e Canale S. Anastasia – che gli permettono di comunicare con il mare, non aiutano il Lago a stare “in buona salute.” I valori di salinità che si rilevano in superficie (< 10="" psu),="" infatti,="" sono="" troppo="">

Così, senza sale, la bella stagione per il Lago di Fondi diviene un vero e proprio incubo: le acque si stratificano e, in prossimità del fondale l’ossigeno cala drasticamente- l’acqua dolce che si riversa nei fiumi, infatti, è meno densa di quella salata e la stratificazione della colonna d’acqua può indurre ipossia (carenza d’ossigeno), perché la miscelazione verticale dei corpi d’acqua è ridotta e viene limitato il rifornimento di ossigeno delle acque di superficie a quelle di profondità (più saline).

L’inquinamento dell’uomo

Ovviamente, come in ogni storia, la natura non ha fatto tutto da sola. Se è vero, infatti, che le acque anossiche sono un fenomeno naturale, è altrettanto certo che l’uomo ci abbia messo il suo zampino, trasformandosi nel peggiore antagonista che il Lago potesse incontrare.

Già a metà del 19° secolo, infatti, circa il 20% dei laghi presenti sulla Terra sono passati a condizioni di forte ipossia.  E tra le principali cause di questa condizione figuravano, già allora, l’incremento della popolazione – e, quindi, del Pil che ha permesso una veloce urbanizzazione delle zone – , il numero sempre maggiore di nutrienti –legati ai fertilizzanti – rilasciati nelle acque e, per ultimo ma non per ordine di importanza, il comportamento umano sempre più sconsiderato, sempre più lontano dal rispettare l’ambiente.

Dal 19° secolo ad oggi, di acqua sotto i ponti ne è passata, ma le azioni dell’uomo no di certo. In tal senso, proprio durante il convegno sopracitato – il dottor Angiolo Martinelli – in rappresentanza dell’Arpa – ha sottolineato come i sempre più numerosi allacci abusivi  stiano danneggiando la salubrità del lago e, non da meno, stiano causando la scomparsa della fauna lacustre-  che comprende specie di notevole interesse naturalistico come lo spinarello, il cobite e la rovella – trasformandolo in un contenitore d’acqua senza vita.

C’è la possibilità di un “lieto fine”?

A partire dagli anni “80, Europa e Nord America hanno provato a porre rimedio all’omicidio ambientale che si stava, silentemente, consumando sotto gli occhi di tutti. Così, sono nati i programmi di riabilitazione acquatica che, in un primo momento, hanno avuto successo: l’afflusso dei nutrienti sembrava realmente ridotto. Poi, però, la persistenza dell’ipossia nell’arco degli ultimi decenni ha dimostrato come l’incubo ambientale fosse ancora lontano dall’essere estinto: gli ecosistemi di acque dolci, infatti, potrebbero avere una debole resilienza, che, “accompagnata” dall’attuale surriscaldamento climatico potrebbe peggiorare ulteriormente. – È il caso, per esempio, dei laghi perialpini, nei quali, nonostante la riduzione dell’afflusso di fosforo, dopo 40 anni ancora persiste l’ipossia.

Ma allora, cosa bisogna fare per provare ad evitare il definitivo collasso del lago di Fondi, per farlo tornare ad essere quel meraviglioso polmone verde che era un tempo? I ricercatori auspicano e incoraggiano misure di prevenzione per ridurre le emissioni di nutrienti Italia«qui Ticinesi Stipendio Fuga Non Basta» Ticinonline In Lo oerWdxBCnelle aree in via di sviluppo prima che sia troppo tardi, prima che il “sipario” cali su di lui senza possibilità di ritorno.

Foto di: Francesco Iodice.

(Il Faro on line)

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